Gianni Rodari: piccola bibliografia
pubblicata da Biblioteca Sala Borsa di Bologna
Inviata da Serena Gaudino
Atalanta - Ill. di Emanuele Luzzati, Editori Riuniti, 1982; Ill. di Fabian Negrin, Editori Riuniti, 2001
C'era due volte il barone Lamberto - Ill. di Paola Rodari, Einaudi 1982; ill. di Altan, Einaudi Ragazzi 1996
Favole al telfono - Ill. di Bruno Munari, Einaudi 1989; ill. di Altan, Einauri Ragazzi 1993
Fiabe lunghe un sorriso - ill. di Emanuele Luzzati, Editori Riuniti, 1987; ill. di Anna Laura Cantone, Editori Riuniti, 2001
La filastrocca di Pinocchio - ill. di Raul Verdini, Editori Riuniti, 1985
Filastrocche in cielo e in terra - Ill. di Bruno Munari, Einaudi 1960; Ill. di Altan, Einaudi Ragazzi 1996
Filastrocche lunghe e corte - ill. di Emanuele Luzzati, Editori Riuniti 1984; ill di Ch9iara Carrer Editori Riuniti 2001
Filastrocche per tutto l'anno - ill. di Emanuele Luzzati, Editori Riuniti 1986; ill di franco Monticchio, Editori Riuniti 2001
Gelsomino nel paese dei bugiardi - ill. di Raul Verdini, Editori Riuniti 1987; ill. di Alberto Ruggieri, Editori Riuniti, 2000
Il libro degli errori - Ill. di Bruno Munari, Einaudi 1964; ill. di Altan, Einaudi Ragazzi, 1995
Il libro dei perchè - ill. di Emanuele Luzzati, Editori Riuniti, 1984; ill. di Vittoria Facchini, Editori Riuniti 2001
Novelle fatte a macchina - ill. di Paola Rodari, Einaudi 1973; ill. di Altan, Einaudi Ragazzi 1993
La torta in cielo - ill. di Bruno Munari, Einaudi Ragazzi, 1993
Albi illustrati
1 a sette - ill. di Vittoria Facchini, Emme 2004
A inventare i numeri - ill. di Alessandro Sanna, Emme 2006
A sbagliare le storie - ill. di Alessandro Sanna, Emme 2003
Alice nelle figure - ill. di Anna laura Cantone, Emme, 2005
Ci vuole un fiore - libro e cd - ill. di Altan, voce di Sergio Endrigo, Gallucci 2003
E' nato prima l'uovo o la gallina? - ill. di Chiara Rapaccini, editori Riuniti 1991
La guerra delle campane - ill. di Pef, Emme, 2004
L'omino della ioggia - ill. di Nicoletta Costa, Emme, 2005
Scoop! - ill. di Pef, Rue du monde, 2003 in lingua francese
Dal Libro al cinema animato
La freccia azzurra (il libro) - ill. di Maria Enrica Agostinelli; Editori Riuniti 1964; ill. di Simona Mulazzani, Editori Riuniti, 2000 - La freccia azzurra (il film)- diretto da Enzo D'Alò. Disegni di Paolo Cardoni e musica di Paolo Conte. Con le voci di Dario Fo e Lella Costa.
Alfadedis Entertainment, 1997. vhs e dvd
Le avventure di Cipollino (il libro) - Ill. di Raul Verdini, Editori Riuniti 1984; ill. di Francesca Ghermandi, Editori Riuniti, 2000; Cipollino (il film): contiene Le avventure di una formichina, Nel profondo della foresta. Produttori esecutivi Phil Roman, Oleg Vidov, Joan Borsten. Alfadedis Entertainment, 1993 vhs
Libri per adulti
I cinque libri - Ill. di Bruno Munari, Einaudi 1993;
Grammatica della fantasia. Introduzione all'arte di inventare storie, Einaudi 1983
POTTERMANIA
di Fabrizio Coscia
Mentre il sesto volume della saga di Harry Potter, appena uscito, già sbanca le librerie di tutta Italia, io ho appena finito di leggere il quinto (e primo, per me) Harry Potter e l’Ordine della Fenice. L'ho letto perché “sfidato” da una mia alunna, accanita fan del maghetto. Accusato di avere dei pregiudizi in fatto di libri, il prof, infaticabile lettore di grandi “mattoni” della letteratura mondiale, ha così deciso di passare le vacanze di Natale in compagnia di Harry nella scuola di Hogwarts. Ebbene sì, lo ammetto, ero un po’ prevenuto: ho sempre avuto una certa diffidenza per i best-seller e il chiasso mediatico creato attorno al maghetto mi ha più che insospettito. Per non parlare della tremenda stroncatura del grande critico americano Harold Bloom. Poi, però, a rendermi più simpatico l’occhialuto eroe inventato dalla Rowling, è stata proprio la contagiosa pottermania della mia alunna (e anche la scomunica di un Joseph Ratzinger ancora non papa, ma severissimo prefetto del Sant’Uffizio). Se appassiona tanto bambini e adolescenti alla lettura, mi sono detto (e se la Chiesa lo trova pericoloso), non deve essere poi così male. E dunque eccomi, sfidato, a scrivere diligentemente su Harry Potter e l’Ordine della Fenice.
La trama del quinto episodio della saga è fin troppo nota per essere raccontata. Ritroviamo Harry cresciuto, ormai quindicenne, impegnato ancora una volta a lottare contro le oscure forze del male (dall’aggressione iniziale dei temibili “Dissennatori” al duello finale con il potente Voldemort), ma anche contro i "malanni" dell'adolescenza: le prime palpitazioni d’amore, le insofferenze e le ribellioni, gli atti impulsivi e le incertezze. E alla fine il giovane mago dovrà fare i conti anche con la dolorosa perdita del patrigno Sirius Black e con uno schiacciante senso di colpa. Il libro è pieno di colpi di scena, di trovate originali e di personaggi ben caratterizzati, tra cui vanno menzionati almeno i due più riusciti: Hagrid, l’adorabile semi-gigante, che alleva le creature della foresta e insegna l’amore per la natura e per ogni essere vivente; e l’orribile e malvagia insegnante, la professoressa Umbridge, che coi suoi metodi polizieschi porterà lo scompiglio nella scuola di Hogwarts. In cosa consiste l’arte della Rowling? Nella originale commistione tra realtà e immaginario, tra il mondo quotidiano, “babbano”, e quello magico di Hogwarts: a differenza di altri romanzi di genere fantasy, infatti (si pensi al Signore degli anelli e alle Cronache di Narnia), qui i confini tra reale e fantastico restano sempre molto incerti, e i due mondi sono in continua comunicazione tra loro, paralleli e convergenti allo stesso tempo; e spesso sembrano regolati dalle stessi leggi, così che il fantastico, a volte, appare più ordinario del reale (una volta penetrati nel castello di Hogwarts, infatti, ci accorgiamo che il regno dei maghi è molto simile al nostro, con gli stessi vizi e le stesse virtù, gli stessi codici di comportamento e la stessa burocrazia, e con scuole che assomigliano moltissimo ai college di Oxford). Da questa scelta deriva anche la godibilissima ironia del romanzo, così tipicamente british. Più che l’eterna lotta tra il Bene e il Male, Harry potter e l’Ordine della Fenice racconta semplicemente che essere “babbani” è molto più facile e comodo che essere maghi, e che per crescere bisogna imparare a conoscere se stessi e i propri “poteri”. La magia in Harry Potter, infatti, significa guardare le cose da un altro punto di vista, rinunciare alla mentalità “babbana”, con il suo noioso conformismo, ed essere pronti al viaggio più importante e più pericoloso che si possa intraprendere, quello del treno al binario 9 e tre quarti; quello che risponde alla domanda delle domande: «Chi sono io?».
La magia di Harry, dunque, è la diversità che fa la differenza, è un marchio d’identità (come la cicatrice impressa da Voldemort), è il talento come fardello difficile da portare, ma che rende “speciali” e consapevoli, se solo si ha coraggio e fiducia in se stessi. È, in fondo, a pensarci bene, la storia di ogni adolescenza e di ogni crescita.
Dunque, mi è piaciuto? Sia detto senza offesa per i milioni di ammiratori del maghetto: Harry Potter non è un capolavoro; nessuno può immaginare di paragonarlo ad Alice nel paese delle meraviglie, e la Rowling non è certo Lewis Carroll. Ma se non è una grande scrittrice, è però una bravissima scrittrice per ragazzi: è divertente, estrosa, brillante, abile, arguta, capace di scrivere dialoghi deliziosi e trame lunghe e avvincenti, di costruire personaggi credibili e ricreare la magica e febbrile atmosfera dell’adolescenza; e soprattutto possiede il dono raro del narratore che favorisce i processi d’identificazione. Questo spiega (in parte) il motivo del suo successo planetario senza precedenti. E spiega anche il motivo per cui un prof come me non si è pentito minimamente di aver dedicato tempo a leggere le (dis)avventure di Harry Potter. Anzi, ad essere sinceri, è quasi tentato di continuare.
P.S.: Ora che ho dimostrato alla mia alunna che non ho pregiudizi letterari, mi aspetto altrettanto da lei. Ci sono bambini a zigzag di David Grossman, nonostante il titolo e la copertina non allettanti, è un romanzo bellissimo e pieno di magia, anche senza bacchette magiche.
LETTURE LETTURE LETTURE di Serena Gaudino
Non posso criticare le letture di Paolo Di Stefano ma alle sue osservazioni aggiungo le mie! I capolavori del 2005? Dal nord a sud senza ritegno una valanga di libri autentici si sono abbattutti su questo anno per altri versi anche abbastanza buio. Il più gettonato? sicuramente quello di Piperno ma io aggiungerei anche "Groppi d'amore nella scuraglia" di Tiziano Scarpa (Einaudi) giunto in meno di 6 mesi alla seconda edizione e a Napoli e in Campania il luogo dove si vende di più. Evelina Pavone della Libreria Il Pavone Nero ne ha venduti a mazzetti!! Sotto l'albero quindi è andato forte, da queste parti, la storia commovente e sconvolgente della mnontagna di "monnezza" di Scatorchio e della cinica Sirocchia. Di grande letteratura si parla anche con l'ultimo di Antonio Moresco pubblicato da Fanucci: "Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno". Libro di cui La Stampa ha scritto: Denominatore comune è il tema del viaggio: non solo interiore (intrinseco alla letteratura stessa) ma anche fisico, reale". Ancora una volta l'autore di Canti del Caos I e II e di L'esordio si conferma autore dalla sconvolgente vena narrativa e poetica. Passa sotto silenzio invece il libro che Erri De Luca dedica a Nives Meroi la cosiddetta "tigre di alta montagna con "Sulla traccia di Nives, pubblicato da Mondadori nella collana Strade blu. Collana che propone un altro napoletano di successo. Antonio Franchini e il suo "Gladiatori": poetico, intenso e frutto, si legge, di una sua più che personale e sentita passione. Fine prima puntata! Augurissimi
postato da Fabrizio Coscia
Si chiude il 2005, anno delle meraviglie per la letteratura italiana, almeno a giudicare dai capolavori annunciati: molti, forse troppi. Qualche nome e titolo, con relativi sponsor: Giorgio Faletti, Niente di vero, Baldini & Castoldi (per Antonio D'Orrico "il più grande scrittore" d'Italia e dintorni); Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni, Mondadori (ancora D'Orrico e qui i paragoni sono addirittura iperbolici: Philip Roth, Marcel Proust...); Piersandro Pallavicini, Atomico dandy, Feltrinelli (Tullio Avoledo su Il Giornale lo proclama «il miglior romanzo italiano dell'anno»); Patrizia Bisi, Daimon, Einaudi (Angiola Codacci-Pisanelli sull'Espresso); Leonardo Colombati, Perceber, Sironi (per Luigi Mascheroni, su Il Giornale, è «il romanzo del decennio, il decennio che è trascorso e quello che verrà»); Pino Roveredo, Mandami a dire…, Bompiani (Claudio Magris sul Corriere della sera); Umberto Contarello, Una questione di cuore, Feltrinelli (Franco Marcoaldi su la Repubblica); Tommaso Pincio, La ragazza che non era lei, Einaudi Stile libero (Gabriele Pedullà su Il riformista, Emanuele Trevi su Il manifesto e Stefano Bucci, che sul Corriere della sera lo definisce "La stella più lucente della narrativa italiana di oggi, un autore che è un maestro", con relativa bagarre letteraria che contrappone il Piperno capolavoro di destra al Pincio capolavoro di sinistra...); Salvatore Niffoi, La leggenda di Redenta Tiria, Adelphi (sempre D'Orrico, ma questa volta è un coro unanime di consensi); ecc. ecc. ("newsletter" n. 3 su http://www.sindacatoscrittori.net).
ROMANZI DEL SECOLO A GETTO CONTINUO
di Paolo Di Stefano (http://www.corriere.it/Rubriche/Libri)
Diciamo la verità: o questo 2005 è un anno letterario formidabile o c'è qualcosa che non quadra. A giudicare dagli annunci più recenti, la narrativa italiana non ha mai sfornato capolavori come in questi due o tre mesi. Ora, Tullio Avoledo, su Il Giornale, battezza il nuovo libro di Piersandro Pallavicini, Atomico dandy, come «il miglior romanzo di quest' anno». Possibile che nessuno se ne sia accorto?, si chiede Avoledo. Ebbene sì, ahinoi, è incredibile, ma nessuno se n'era ancora accorto. Perché a leggerlo, il libro di Pallavicini è davvero un buon romanzo (insolitamente funambolico), ma proprio «il migliore dei migliori»... E poi perché pensavamo di poter stare tranquilli per il prossimo secolo, dopo l' uscita del romanzo di Piperno, visto che molti ci avevano assicurato che la letteratura italiana non avrebbe saputo proporre niente di meglio fino al 2100 o giù di lì. Invece è passato appena un mesetto e arriva un romanzo ancora migliore. Un altro dandy dopo Piperno. Incredibile, ma nessuno se n'era accorto. Anzi, a dire il vero, nessuno se lo sarebbe aspettato. E pensare che siamo solo all'inizio di aprile. Vengono i brividi a pensare che mancano nove lunghissimi mesi alla fine dell' anno: se continueremo così, quanti capolavori, migliori dei migliori, ci cadranno addosso ancora tra capo e collo? Il sospetto, a dirla tutta, è che qualcosa non quadri. La critica italiana ha mal di dandy? D'accordo, ma soprattutto la critica soffre di iperbolite acuta. E va bene una volta, va bene la seconda, va bene la terza e pure la quarta va bene e mettiamoci anche la quinta e la sesta ma alla fine viene un dubbio: non è che, per caso, qualcuno ci sta prendendo in giro? Oppure: non è che, per caso, il divertente giochetto del «migliore dei migliori» rischia di sfuggire di mano? Che cos'è quest'ansia di iperboli? Che cos'è questa voglia di gridare: al capolavoro, al capolavoro! Non sta forse capitando, alla critica come alla politica, quello strano fenomeno per cui, finiti (o sfiniti) gli argomenti, si comincia a urlare per farsi sentire? Attenzione: non per far sentire i propri argomenti (finiti, sfiniti o mai esistiti), ma semplicemente la propria voce un po' sguaiata.
LA ROSSANDA UNA RAGAZZA DEL NOVECENTO di Titti Marrone