Presidi del Libro Campania

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Utente: Presidicampania
Nome: Presidi del Libro Campania
I Presìdi del libro sono gruppi di lettura: persone che parlano tra loro di libri che hanno letto. Sono il contagio del passaparola, occasioni di scambio di idee, approfondito, divertente, appasionato, civile, tra persone anche molto diverse fra loro. Sono avamposti della lettura in un paese in cui si legge poco, luoghi in cui il non-lettore incontra il lettore sui temi che lo interessano più da vicino.

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giovedì, 02 febbraio 2006

Gianni Rodari: piccola bibliografia
pubblicata da Biblioteca Sala Borsa di Bologna

Inviata da Serena Gaudino

Atalanta - Ill. di Emanuele Luzzati, Editori Riuniti, 1982; Ill. di Fabian Negrin, Editori Riuniti, 2001
C'era due volte il barone Lamberto - Ill. di Paola Rodari, Einaudi 1982; ill. di Altan, Einaudi Ragazzi 1996
Favole al telfono - Ill. di Bruno Munari, Einaudi 1989; ill. di Altan, Einauri Ragazzi 1993
Fiabe lunghe un sorriso - ill. di Emanuele Luzzati, Editori Riuniti, 1987; ill. di Anna Laura Cantone, Editori Riuniti, 2001
La filastrocca di Pinocchio - ill. di Raul Verdini, Editori Riuniti, 1985
Filastrocche in cielo e in terra - Ill. di Bruno Munari, Einaudi 1960; Ill. di Altan, Einaudi Ragazzi 1996
Filastrocche lunghe e corte - ill. di Emanuele Luzzati,  Editori Riuniti 1984; ill di Ch9iara Carrer Editori Riuniti 2001
Filastrocche per tutto l'anno - ill. di Emanuele Luzzati,  Editori Riuniti 1986; ill di franco Monticchio, Editori Riuniti 2001
Gelsomino nel paese dei bugiardi - ill. di Raul Verdini, Editori Riuniti 1987; ill. di Alberto Ruggieri, Editori Riuniti, 2000
Il libro degli errori - Ill. di Bruno Munari, Einaudi 1964; ill. di Altan, Einaudi Ragazzi, 1995
Il libro dei perchè - ill. di Emanuele Luzzati, Editori Riuniti, 1984; ill. di Vittoria Facchini, Editori Riuniti 2001
Novelle fatte a macchina - ill. di Paola Rodari, Einaudi 1973; ill. di Altan, Einaudi Ragazzi 1993
La torta in cielo - ill. di Bruno Munari, Einaudi Ragazzi, 1993

Albi illustrati
1 a sette
- ill. di Vittoria Facchini, Emme 2004
A inventare i numeri - ill. di Alessandro Sanna, Emme 2006
A sbagliare le storie - ill. di Alessandro Sanna, Emme 2003
Alice nelle figure - ill. di Anna laura Cantone, Emme, 2005
Ci vuole un fiore - libro e cd - ill. di Altan, voce di Sergio Endrigo, Gallucci 2003
E' nato prima l'uovo o la gallina? - ill. di Chiara Rapaccini, editori Riuniti 1991
La guerra delle campane - ill. di Pef, Emme, 2004
L'omino della ioggia - ill. di Nicoletta Costa, Emme, 2005
Scoop! - ill. di Pef, Rue du monde, 2003 in lingua francese

Dal Libro al cinema animato
La freccia azzurra (il libro) -
ill. di Maria Enrica Agostinelli; Editori Riuniti 1964; ill. di Simona Mulazzani, Editori Riuniti, 2000 - La freccia azzurra (il film)- diretto da Enzo D'Alò. Disegni di Paolo Cardoni e musica di Paolo Conte. Con le voci di Dario Fo e Lella Costa.
Alfadedis Entertainment, 1997. vhs e dvd 
Le avventure di Cipollino (il libro) - Ill. di Raul Verdini, Editori Riuniti 1984; ill. di Francesca Ghermandi, Editori Riuniti, 2000; Cipollino (il film): contiene Le avventure di una formichina, Nel profondo della foresta. Produttori esecutivi Phil Roman, Oleg Vidov, Joan Borsten. Alfadedis Entertainment, 1993 vhs

Libri per adulti
I cinque libri -
Ill. di Bruno Munari, Einaudi 1993;
Grammatica della fantasia. Introduzione all'arte di inventare storie, Einaudi 1983

postato da: Presidicampania alle ore 15:28 | link | commenti (3)
categorie: letture
domenica, 08 gennaio 2006

potterPOTTERMANIA

di Fabrizio Coscia

 

Mentre il sesto volume della saga di Harry Potter, appena uscito, già sbanca le librerie di tutta Italia, io ho appena finito di leggere il quinto (e primo, per me) Harry Potter e l’Ordine della Fenice. L'ho letto perché “sfidato” da una mia alunna, accanita fan del maghetto. Accusato di avere dei pregiudizi in fatto di libri, il prof, infaticabile lettore di grandi “mattoni” della letteratura mondiale, ha così deciso di passare le vacanze di Natale in compagnia di Harry nella scuola di Hogwarts. Ebbene sì, lo ammetto, ero un po’ prevenuto: ho sempre avuto una certa diffidenza per i best-seller e il chiasso mediatico creato attorno al maghetto mi ha più che insospettito. Per non parlare della tremenda stroncatura del grande critico americano Harold Bloom. Poi, però, a rendermi più simpatico l’occhialuto eroe inventato dalla Rowling, è stata proprio la contagiosa pottermania della mia alunna (e anche la scomunica di un Joseph Ratzinger ancora non papa, ma severissimo prefetto del Sant’Uffizio). Se appassiona tanto bambini e adolescenti alla lettura, mi sono detto (e se la Chiesa lo trova pericoloso), non deve essere poi così male. E dunque eccomi, sfidato, a scrivere diligentemente su Harry Potter e l’Ordine della Fenice.   

La trama del quinto episodio della saga è fin troppo nota per essere raccontata. Ritroviamo Harry cresciuto, ormai quindicenne, impegnato ancora una volta a lottare contro le oscure forze del male (dall’aggressione iniziale dei temibili “Dissennatori” al duello finale con il potente Voldemort), ma anche contro i "malanni" dell'adolescenza: le prime palpitazioni d’amore, le insofferenze e le ribellioni, gli atti impulsivi e le incertezze. E alla fine il giovane mago dovrà fare i conti anche con la dolorosa perdita del patrigno Sirius Black e con uno schiacciante senso di colpa. Il libro è pieno di colpi di scena, di trovate originali e di personaggi ben caratterizzati, tra cui vanno menzionati almeno i due più riusciti: Hagrid, l’adorabile semi-gigante, che alleva le creature della foresta e insegna l’amore per la natura e per ogni essere vivente; e l’orribile e malvagia insegnante, la professoressa Umbridge, che coi suoi metodi polizieschi porterà lo scompiglio nella scuola di Hogwarts. In cosa consiste l’arte della Rowling? Nella originale commistione tra realtà e immaginario, tra il mondo quotidiano, “babbano”, e quello magico di Hogwarts: a differenza di altri romanzi di genere fantasy, infatti (si pensi al Signore degli anelli e alle Cronache di Narnia), qui i confini tra reale e fantastico restano sempre molto incerti, e i due mondi sono in continua comunicazione tra loro, paralleli e convergenti allo stesso tempo; e spesso sembrano regolati dalle stessi leggi, così che il fantastico, a volte, appare più ordinario del reale (una volta penetrati nel castello di Hogwarts, infatti, ci accorgiamo che il regno dei maghi è molto simile al nostro, con gli stessi vizi e le stesse virtù, gli stessi codici di comportamento e la stessa burocrazia, e con scuole che assomigliano moltissimo ai college di Oxford). Da questa scelta deriva anche la godibilissima ironia del romanzo, così tipicamente british. Più che l’eterna lotta tra il Bene e il Male, Harry potter e l’Ordine della Fenice racconta semplicemente che essere “babbani” è molto più facile e comodo che essere maghi, e che per crescere bisogna imparare a conoscere se stessi e i propri “poteri”. La magia in Harry Potter, infatti, significa guardare le cose da un altro punto di vista, rinunciare alla mentalità “babbana”, con il suo noioso conformismo, ed essere pronti al viaggio più importante e più pericoloso che si possa intraprendere, quello del treno al binario 9 e tre quarti; quello che risponde alla domanda delle domande: «Chi sono io?».

La magia di Harry, dunque, è la diversità che fa la differenza, è un marchio d’identità (come la cicatrice impressa da Voldemort), è il talento come fardello difficile da portare, ma che rende “speciali” e consapevoli, se solo si ha coraggio e fiducia in se stessi. È, in fondo, a pensarci bene,  la storia di ogni adolescenza e di ogni crescita.

Dunque, mi è piaciuto? Sia detto senza offesa per i milioni di ammiratori del maghetto: Harry Potter non è un capolavoro; nessuno può immaginare di paragonarlo ad Alice nel paese delle meraviglie, e la Rowling non è certo Lewis Carroll. Ma se non è una grande scrittrice, è però una bravissima scrittrice per ragazzi: è divertente, estrosa, brillante, abile, arguta, capace di scrivere dialoghi deliziosi e trame lunghe e avvincenti, di costruire personaggi credibili e ricreare la magica e febbrile atmosfera dell’adolescenza; e soprattutto possiede il dono raro del narratore che favorisce i processi d’identificazione. Questo spiega (in parte) il motivo del suo successo planetario senza precedenti. E spiega anche il motivo per cui un prof come me non si è pentito minimamente di aver dedicato tempo a leggere le (dis)avventure di Harry Potter. Anzi, ad essere sinceri, è quasi tentato di continuare.

P.S.: Ora che ho dimostrato alla mia alunna che non ho pregiudizi letterari, mi aspetto altrettanto da lei. Ci sono bambini a zigzag di David Grossman, nonostante il titolo e la copertina non allettanti, è un romanzo bellissimo e pieno di magia, anche senza bacchette magiche. 



 

postato da: Presidicampania alle ore 19:51 | link | commenti
categorie: letture
sabato, 31 dicembre 2005

LETTURE LETTURE LETTURE di Serena Gaudino

Non posso criticare le letture di Paolo Di Stefano ma alle sue osservazioni aggiungo le mie! I capolavori del 2005? Dal nord a sud senza ritegno una valanga di libri autentici si sono abbattutti su questo anno per altri versi anche abbastanza buio. Il più gettonato? sicuramente quello di Piperno ma io aggiungerei anche "Groppi d'amore nella scuraglia" di Tiziano Scarpa (Einaudi) giunto in meno di 6 mesi alla seconda edizione e a Napoli e in Campania il luogo dove si vende di più. Evelina Pavone della Libreria Il Pavone Nero ne ha venduti a mazzetti!! Sotto l'albero quindi è andato forte, da queste parti, la storia commovente e sconvolgente della mnontagna di "monnezza" di Scatorchio e della cinica Sirocchia. Di grande letteratura si parla anche con l'ultimo di Antonio Moresco pubblicato da Fanucci: "Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno". Libro di cui La Stampa ha scritto: Denominatore comune è il tema del viaggio: non solo interiore (intrinseco alla letteratura stessa) ma anche fisico, reale". Ancora una volta l'autore di Canti del Caos I e II e di L'esordio si conferma autore dalla sconvolgente vena narrativa e poetica. Passa sotto silenzio invece il libro che Erri De Luca dedica a Nives Meroi la cosiddetta "tigre di alta montagna con "Sulla traccia di Nives, pubblicato da Mondadori nella collana Strade blu. Collana che propone un altro napoletano di successo. Antonio Franchini e il suo "Gladiatori": poetico, intenso e frutto, si legge, di una sua più che personale e sentita passione. Fine prima puntata! Augurissimi 

postato da: Presidicampania alle ore 14:19 | link | commenti (2)
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BUON 2006 LETTERARIO

postato da Fabrizio Coscia

Si chiude il 2005, anno delle meraviglie per la letteratura italiana, almeno a giudicare dai capolavori annunciati: molti, forse troppi. Qualche nome e titolo, con relativi sponsor: Giorgio Faletti, Niente di vero, Baldini & Castoldi (per Antonio D'Orrico "il più grande scrittore" d'Italia e dintorni);  Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni, Mondadori (ancora D'Orrico e qui i paragoni sono addirittura iperbolici: Philip Roth, Marcel Proust...); Piersandro Pallavicini, Atomico dandy, Feltrinelli (Tullio Avoledo su Il Giornale lo proclama «il miglior romanzo italiano dell'anno»); Patrizia Bisi, Daimon, Einaudi (Angiola Codacci-Pisanelli sull'Espresso); Leonardo ColombatiPerceber, Sironi (per Luigi Mascheroni, su Il Giornale, è «il romanzo del decennio, il decennio che è trascorso e quello che verrà»); Pino Roveredo, Mandami a dire…, Bompiani (Claudio Magris sul Corriere della sera); Umberto ContarelloUna questione di cuore, Feltrinelli (Franco Marcoaldi su la Repubblica); Tommaso Pincio, La ragazza che non era lei, Einaudi Stile libero (Gabriele Pedullà su Il riformista, Emanuele Trevi su Il manifesto e Stefano Bucci, che sul Corriere della sera lo definisce "La stella più lucente della narrativa italiana di oggi, un autore che è un maestro", con relativa bagarre letteraria che contrappone il Piperno capolavoro di destra al Pincio capolavoro di sinistra...); Salvatore Niffoi, La leggenda di Redenta Tiria, Adelphi (sempre D'Orrico, ma questa volta è un coro unanime di consensi); ecc. ecc. ("newsletter" n. 3 su http://www.sindacatoscrittori.net).

ROMANZI DEL SECOLO A GETTO CONTINUO

di Paolo Di Stefano (http://www.corriere.it/Rubriche/Libri)

Diciamo la verità: o questo 2005 è un anno letterario formidabile o c'è qualcosa che non quadra. A giudicare dagli annunci più recenti, la narrativa italiana non ha mai sfornato capolavori come in questi due o tre mesi. Ora, Tullio Avoledo, su Il Giornale, battezza il nuovo libro di Piersandro Pallavicini, Atomico dandy, come «il miglior romanzo di quest' anno». Possibile che nessuno se ne sia accorto?, si chiede Avoledo. Ebbene sì, ahinoi, è incredibile, ma nessuno se n'era ancora accorto. Perché a leggerlo, il libro di Pallavicini è davvero un buon romanzo (insolitamente funambolico), ma proprio «il migliore dei migliori»... E poi perché pensavamo di poter stare tranquilli per il prossimo secolo, dopo l' uscita del romanzo di Piperno, visto che molti ci avevano assicurato che la letteratura italiana non avrebbe saputo proporre niente di meglio fino al 2100 o giù di lì. Invece è passato appena un mesetto e arriva un romanzo ancora migliore. Un altro dandy dopo Piperno. Incredibile, ma nessuno se n'era accorto. Anzi, a dire il vero, nessuno se lo sarebbe aspettato. E pensare che siamo solo all'inizio di aprile. Vengono i brividi a pensare che mancano nove lunghissimi mesi alla fine dell' anno: se continueremo così, quanti capolavori, migliori dei migliori, ci cadranno addosso ancora tra capo e collo? Il sospetto, a dirla tutta, è che qualcosa non quadri. La critica italiana ha mal di dandy? D'accordo, ma soprattutto la critica soffre di iperbolite acuta. E va bene una volta, va bene la seconda, va bene la terza e pure la quarta va bene e mettiamoci anche la quinta e la sesta ma alla fine viene un dubbio: non è che, per caso, qualcuno ci sta prendendo in giro? Oppure: non è che, per caso, il divertente giochetto del «migliore dei migliori» rischia di sfuggire di mano? Che cos'è quest'ansia di iperboli? Che cos'è questa voglia di gridare: al capolavoro, al capolavoro! Non sta forse capitando, alla critica come alla politica, quello strano fenomeno per cui, finiti (o sfiniti) gli argomenti, si comincia a urlare per farsi sentire? Attenzione: non per far sentire i propri argomenti (finiti, sfiniti o mai esistiti), ma semplicemente la propria voce un po' sguaiata.

postato da: Presidicampania alle ore 10:44 | link | commenti
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giovedì, 29 dicembre 2005

coplibrijLA ROSSANDA UNA RAGAZZA DEL NOVECENTO di Titti Marrone
da "Il Mattino" del 23/12/2005
 
Lei, per sua stessa ammissione «antipatica, eterna sorella maggiore che ne sa di più, incita a questo e quello, si addolora che non venga fatto», lei Rossana Rossanda, ne La ragazza del secolo scorso (Einaudi, pagg. 386, euro 18) si racconta per com’è stata nella sinistra italiana: altera, magnifica e insopportabile, così certa di una sua superiorità senza dubbi.  Ma poi leggendo si scopre che a suscitarle il primo dubbio, da farle venire i capelli bianchi, fu una foto sull’invasione dell’Ungheria del ’56, con un funzionario impiccato davanti alla fabbrica e due operai a ridere: «Ci odiano.  Non i padroni, loro, i nostri ci odiano».  Più tardi, a farle drizzare il pelo come un gatto non è qualche avvenimento di politica internazionale ma il femminismo, e lei è già più che adulta.  Della sé più nascosta Rossanda dice pochissimo: infanzia a Pola, adolescenza a Venezia dagli zii, matrimonio (finito presto) con il figlio di Banfi, Rodolfo, relazione importante con il polacco Karol, assenza dichiarata di istinti materni.  Ma tra le righe di quelle pagine, più che nelle altre sulla politica politicante, si cela la sua chiave nascosta.  Con molti indizi sotto traccia, come l’idea infantile che la attraversò per un attimo: «E se mi facessi suora bianca?» Quell’idea dice di un fuoco precoce sotto la cenere, deflagrato come una fiamma nella scelta di vita per la politica come «custodia del mondo intero».  Nella politica vede la stessa bellezza ammirata nei quadri che lei, amante dell’arte, chiude in testa come in un astuccio prezioso. Rossanda ragazzina è distratta, della politica poco sa né vuol sapere.  A farla palpitare è la pittura, il «Piero della Francesca» di Longhi la scuote più di tutto.  Quando scopre che il suo professore, Antonio Banfi, è comunista, va a interrogarlo.  Quelle sulla sua iniziazione sono tra le più belle pagine: Banfi le dà libri, lei li divora in poche notti, le viene la febbre, torna a Milano.  E subito lei, che sognava di passare la vita in biblioteca o di dirigere un museo, si trova nella Resistenza con il nome di «Miranda».  Nel ’47 lascia l’Enciclopedia Hoepli e si iscrive al Pci. Ma se tra gli indizi sulla Rossanda più vera c’è l’ammissione di vergognarsi a non aver avuto una vera giovinezza, presa com’era tra commissioni e riunioni politiche, l’incontro più toccante tra i tanti raccontati non è politico.  Avviene con Anna Maria Ortese quando lei è responsabile della Casa della Cultura di Milano.  La Rossanda critica i reportage sull’Urss della Ortese: «Non hai capito la fatica di quel Paese», le dice dura, mentre invece l’occhio lungo della scrittrice aveva visto lontano.  L’indomani una Ortese mortificata porta un mazzo di fiori alla Rossanda, questa sgomenta scoppia in lacrime, come chi in fondo sa che la «zingara» Ortese ha colto nel giusto. Senza lacrime, con paura ma assoluta determinazione Rossanda prese la parola al XII congresso, e fu durissima contro l’invasione sovietica di Praga.  Fu lei che si espose per prima, nel gruppo dissidente che poco dopo avrebbe dato vita al «Manifesto» e sarebbe stato radiato dal Pci.  Di lì cominciarono la seconda vita sua e della sinistra che sperava di saldare il movimento nascente dei giovani e la saggezza dei vecchi. «Non funzionò, ma questa è un’altra storia», conclude Rossanda.  Speriamo la racconti con la passione e l’intensità disseminate in queste pagine.
postato da: Presidicampania alle ore 16:25 | link | commenti
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