LA STORIA SIAMO NOI. IL ROMANZO DELL’ESPERIENZA PERDUTA
di Fabrizio Coscia
La voce di Renato Carpentieri per raccontare la meglio gioventù. Quella di un gruppo di amici che da un piccolo paese della provincia di Napoli ha attraversato gli anni Settanta tra fragole e sangue, con la certezza euforica che la storia siamo noi. È la gioventù rievocata da Bruno Arpaia nel suo ultimo romanzo, «Il passato davanti a noi» (Guanda), presentato alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, insieme con l’autore, da Francesco Durante e Giuseppe Montesano. Accompagnato da Enzo Nini e Maurizio Villa, al pianoforte e alla chitarra, Carpentieri ha introdotto così la serata leggendo ampi stralci dal libro e immergendo subito il pubblico nel clima, negli umori e negli odori di quegli anni. «Orchestrato sapientemente», come ha sottolineato Montesano, «attorno al tema del noi collettivo», che è la vera novità del libro, «Il passato davanti a noi» è però un romanzo collettivo dove l’«io non sparisce». Montesano ha indicato come modello l’«Educazione sentimentale» di Flaubert, anch’esso romanzo di una generazione, per il modo in cui la Storia s’intreccia con le storie individuali. Ed è proprio questa percezione entusiastica, tipica di quegli anni, dell’intrecciarsi dei destini del mondo con quelli dei singoli a rendere, secondo Durante, particolarmente felice la scrittura di Arpaia, che rivela «un’attenzione estrema alla tessitura stilistica e una lingua molto mobile e mimetica». «Ho deciso di raccontare gli anni Settanta – ha spiegato l’autore – perché mi sembrava doveroso farlo, senza celebrarli né rinnegarli. Un lungo oblio, infatti, è calato su questo decennio, una sorta di afasia. E noi che apparteniamo a quella generazione abbiamo attraversato gli anni Ottanta come immersi sotto uno stagno, con la cannuccia di fuori per respirare». Una rimozione collettiva e un tirarsi fuori dalla Storia che hanno impedito alla generazione dei Settanta la «trasmissione di esperienza»: un reato di omissione di soccorso, per così dire, che ha lasciato le generazioni successive in un deserto di valori, in un vuoto di narrazione. Ma che cosa si poteva trasmettere e non si è fatto? «Un senso di comunità possibile – ha risposto Arpaia - Una possibilità tanto più importante oggi, che viviamo in un tempo in cui tutti siamo abituati a pensare in termini individualistici. Ma l’individuo non è naturale: è un’invenzione recente, che risale all’illuminismo e che ci ha condannati alla solitudine». Non un romanzo storico, dunque, ma un libro che parla del passato prossimo per rivolgersi – come recita il titolo – al futuro. E, allo stesso tempo, un atto di fede verso il romanzo come forma letteraria: «Se è vero, come ha scritto il mio amato Walter Benjamin – ha detto l’autore - che l’uomo moderno è stato privato dell’esperienza, allora solo il romanzo, con la sua capacità di far vivere vite altrui, può compensarci di questa perdita».
DOMENICO REA-DAY di Fabrizio Coscia
«Una notte con Mimì» è stata soprattutto una festa: un omaggio che suona anche un po’ come risarcimento dovuto a uno scrittore come Domenico Rea, troppo spesso frainteso «in casa». Tanti gli amici e i colleghi scrittori che hanno partecipato all’incontro nell’auditorium del museo Madre, a Napoli, fino a mezzanotte, per ricordare «Mimì» e festeggiare l’uscita del suo Meridiano Mondadori. Serata all’insegna dell’amarcord e della convivialità, dunque, e a metà strada tra performance e chiacchiera informale. Rea è stato ricordato così nella sua quotidianità, nei suoi slanci e nelle sue irriverenze, nella sua spesso rude e brutale franchezza, ma soprattutto nella sua geniale irregolarità di «scrittore di razza». Sono stati proiettati filmati rari con interviste televisive e «pezzi» praticamente sconosciuti che risalgono al suo lavoro di giornalista radiotelevisivo, come corrispondente Rai, e fotografie che lo ritraggono con personaggi famosi (come Sofia Loren, Allen Ginsberg, Giuseppe Ungaretti e tanti altri). Numerosi gli interventi e i reading tratti dalle opere di Rea. Numerosi anche i messaggi di ricordo arrivati e letti (tra cui quelli di Domenico Starnone, Elisabetta Rasy e Francesco Piccolo). Tra i partecipanti alla serata, oltre agli artefici del Meridiano (il curatore Francesco Durante, Giuseppe Guarini, che ne ha scritto l’introduzione, e Renata Colorni, responsabile della prestigiosa collana), c’erano Raffaele La Capria, Valeria Parrella, Antonella Cilento e Enzo Golino, Nicola De Blasi, Antonio Saccone, Antonio Franchini e Antonio D’Orrico, Edgar Colonnese e Raimondo Di Maio. Poi Giuseppe Montesano, Sasà Di Natale, Sergio Lambiase, Peppe Lanzetta e, ancora, Generoso Picone, Luigi Morra e Silvio Perrella. Presenti, naturalmente, anche la vedova Anna Maria, la figlia Lucia, e i nipoti. L’omaggio è stato preceduto da un dibattito alla saletta rossa di Guida a Port’Alba, con gli stessi Durante e Guarini, e con Mauro Giancaspro, che ha sottolineato la necessità di rileggere Rea, la sua raffinatezza letteraria, Domenico Scarpa, che ha parlato della «violenza aggraziata» della prosa di Rea e del «mare vastissimo» della sua opera raccolta nel Meridiano, e l’italianista John Butcher (massimo esperto internazionale di Rea e autore di numerosi ritrovamenti di inediti), che ha letto una lettera giovanile a Luciano Anceschi. «Penso si sia parlato fin troppo dell’uomo Rea - ha detto Butcher - Credo sia arrivato finalmente il momento di parlare della sua opera». E se Durante ha proposto di considerare il Meridiano di Rea come un «cantiere aperto», Guarini, infine, ha rievocato l’amicizia con Rea e il suo «rapporto vivo con la letteratura». Commossa la testimonianza di Mario Guida, che ha ricordato i tanti incontri organizzati con Mimì alla Saletta rossa. Infine Raffaele La Capria ha offerto un saggio di lettura/interpretazione di «Ninfa plebea», sottolineando la capacità straordinaria di Rea nel rendere «divertente» con l’uso delle parole anche gli aspetti più «bassi» della realtà, «perché Rea non indietreggiava davanti a niente».
A parte le opere di narrativa - da «Spaccanapoli» a «Gesù fate luce», da «Ritratto di maggio» fino a «Ninfa plebea» - il Meridiano presentato contiene numerosi inediti: i racconti d’esordio apparsi negli anni 1941-43 sui giornali del Guf di Salerno, le poesie e una sezione di scritti di viaggi, cui si aggiunge una selezione di scritti giornalistici ormai introvabili (con un reportage sull’epidemia di colera a Napoli del 1973) e una parte dedicata alla produzione saggistica (che comprende il celebre «Le due Napoli»).