In pratica ha svolto un lavoro da investigatore, da giornalismo d’inchiesta… ma il suo libro invece contiene un messaggio nuovo, un modo di fare letteratura che è molto utilizzato negli USA, ma anche nel cinema e nel teatro: una specie di letteratura-verità.
«Un lavoro da giornalista vecchio stampo più che altro. Comunque, se mi fossi fermato a raccontare le notizie che avevo raccolto, avrei semplicemente fatto un lavoro diaristico o puramente letterario. Invece io ho voluto sperimentare una nuova via di cui è gran maestro William T. Vollmann: entrare dentro la realtà e raccontarla senza rielaborarla, semplicemente ricostruendola. Al mio lavoro si potrebbe applicare la definizione di romanzo-no/fiction che sta esattamente al centro tra fiction (finzione) e faction (narrazione documentale). Naturalmente è assolutamente necessario essere in possesso di informazioni e soprattutto di prove».
Mi viene in mente il capitolo che intitola “Cemento armato”: in queste pagine fa un omaggio a Pier Paolo Pasolini e al suo famoso “Io so e non ho le prove”…
«Sì, è la dichiarazione del mio metodo di lavoro; e lo faccio pensando a Pier Paolo Pasolini perché è suo il famoso «Io lo so ma non ho le prove». Io invece dico «Io lo so e ne ho le prove». Perché oggi, la scrittura, a differenza del tempo di Pasolini, dove lo scrittore poteva raccontare anche senza avere le prove, deve dimostrare la consistenza delle proprie affermazioni e quindi avere le “prove”».
Sta dicendo che il giornalismo di un tempo potrebbe diventare la letteratura di oggi?
«E perché no. La nuova stagione della letteratura italiana ha bisogno di nuove fonti, non può più vivere di materiali già pronti come quelli relativi agli anni ’60 e ’70. Dobbiamo cercare gli indizi e poi le prove e poi scriverne direttamente senza lasciarne agli altri il compito».
Letture e visioni
di Serena Gaudino
Cari amici, nell'ambito di rEsistere a Scampìa il 2 aprile scorso, abbiamo presentato in anteprima e prima del reading con gli scrittori, una prima parte del docu/inchiesta sulla lettura a Napoli realizzato da Giuseppe Cembalo. E' un lavoro venuto molto bene e mette insieme anche delle persone molto lontane tra loro. Il ducu/inchiesta sarà presentato a Napoli per la prima volta il 22 giugno nell'ambito di una lettura pubblica de "La tempesta" di Puskin a cura di Fiammetta Burgo per l'ultimo incontro di A Voce Alta: il progetto di promozione della lettura che si sta svolgendo da novembre nei Quartieri Spagnoli. L'appuntamento è per le 19.00 in via San Pantaleone 16 al 2° piano (vicino alla Chiesa di Santa Caterina da Siena, un appartamento della Parrocchia della Concordia). Vi aspettiamo numerosi, sarà un bel momento.
L'ultimo cantastorie e lo spettacolo equestre
di Serena Gaudino
Mi ha stupita quando l’ho sentito la prima volta a Scampìa nell’ambito della “Giornata nazionale della letteratura per ragazzi” il 2 aprile scorso. E’ venuto insieme a Lino Pirone e ha raccontato storie di altri tempi. Gianni Tarricone è l’ultimo cantastorie che offre
Gianni Tarricone, questa volta, ha elaborato un nuovo spettacolo: protagonisti sono i cavalli, quelli di razza Persana in particolare. L’idea è venuta a Alfonso Beatrice il quale da anni si dedica ai cavalli, con un meraviglioso maneggio a Cava dei Tirreni, e alla loro storia… E’ nato così “Persano: storia di un re, del suo scudiero e dei cavalli più forti del mondo. Uno spettacolo di teatro equestre che sarà in scena domani alle 20,30 presso l’Associazione Keles. 11 attori in scena: sei uomini e cinque cavalli che racconteranno dell’allevamento dei cavalli di Persano. «Un viaggio nel tempo – dicono gli organizzatori – dalla nascita della razza con Carlo III di Borbone – al suo massimo fulgore nel ‘900 e alla chiusura totale avvenuta in tempi contemporanei. Due secoli e mezzo di storia raccontati con una narrazione chiara ed essenziale e tante scene con i cavalli.
L’idea di Alfonso prende vita dai racconti di suo padre Aldo, un vero buttero di Persano. E’ così che ha iniziato a documentarsi, organizzare mostre e rievocazioni storiche su Persano e sui butteri campani ma anche sul viaggio di Carlo III di Borbone che dette il via all’allevamento del Persano nel suo casino di caccia della reggia borbonica di Persano oggi abitata dall’esercito italiano.
Gli attori: Alfonso Beatrice, Gianni Tarricone, Lino Pirone, Carla Manzo, Enzo Vitale, Francesco Moio; i cavalli: Bianchina che gioca con guoco, Cindy che si fa domare, Ringo, Polidoro e Voltarla che prestano la loro forza e dolcezza alla bellezza della storia… Testi originali di Gianni Tarricone; musiche originali di Claudio Romani; regia della Compagnia dei Butteri; Tecnico del suono Luca Scognamiglio; service luci Giuseppe Costantino.
Vite da precari
di Serena Gaudino - l'intervista è apparsa oggi, 14 giugno sulla prima pagina napoletana di La Repubblica
C’è chi dice che i precari conducono un tipo di vita “estremo”: hanno sempre la valigia pronta e non ci pensano due volte a imbarcarsi in una nuova avventura, anzi, a prendersi una vacanza dalla disoccupazione. Sono la nuova generazione di turisti aziendali, dei lavoratori atipici: co.co.co., co.co.pro., part time, interinale, full time, part time verticale, orizzontale e trasversale, partita iva, lavoratori e progetto ovvero, precari permanenti. Una condizione sociale disagiata che vede i giovani tra i 30 e i 40 anni senza futuro, senza progetti ma con un lavoro, se tutto va bene, “a progetto”. Al nord crescono le agenzie interinali, e le aziende “leggere” che occupano uffici in affitto con computer in leasing, macchine in leasing e telefoni senza “presa telefonica”, mentre al sud il vizio di offrire o chiedere lavoro nero, non è ancora stato estirpato: una commessa a Napoli guadagna 1/3 di una commessa milanese e spende in media, per vivere, gli stessi soldi dell’amica del nord. Se in un call center la paga giornaliera media sfiora i 7 euro all'ora qui qualcuno si deve accontentare pure di 3, per sei ore di lavoro al giorno. E poi ci sono i cosiddetti lavori immateriali: fondamentalmente destinati alle donne con partita iva, rientrano in quello che è il lavoro di nuova generazione, nato dopo il crollo della new economy e di moda nella middle class, sono lavori spesso di relazioni e di assistenza, servizi alle persone e alle aziende che richiedono impegno, dedizione e massimi risultati. Il cui compenso arriva, se arriva, a differenza del lavoratore dipendente, solo a presentazione della fattura, a fine prestazione.
Di tutto questo si parla oggi alle
Cinque saggi, questi ognuno con un obiettivo diverso ma un denominatore comune: aprire un dialogo e un confronto sul lavoro nell’era postfordista considerando anche le mosse, spesso decisive, del movimento femminista nel corso degli ultimi anni.
Perché a lamentarsi, a soffrire per la mancanza di adeguato riconoscimento economico sono soprattutto le donne che continuano a inseguire la via della conciliazione tra famiglia e lavoro lottando contro un sistema radicale che prevede, soprattutto in ambito privato, dedizione e disponibilità incondizionata. Nascono così movimenti di lotta, gruppi di riflessione che da maggio
La ripresa del Blog...
Cari amici lettori, mi spiace che questo blog per un lunghissimo periodo non è stato più aggiornato ma abbiamo avuto bisogno di una pausa. Da oggi però, e speriamo per un lungo periodo, almeno finchè non riusciremo a costituire un sito tutto nostro, sarà il nostro strumento principale per comunicarvi i vari passi avanti che stiamo facendo in ambito "Presidi del Libro Campania". La prima cosa che tengo a dirvi è che il 30 settembre prossimo si festeggerà a livello nazionale la "Festa del Lettore" che vorremmo realizzare, dopo quella del "Libro per ragazzi" di Scampìa, contemporaneamente in tutti i Presidi già attivati: Scampìa, Contursi e speriamo Castellammare di Stabia.
Per ogni altra informazione vi prego di contattarci anche via email a presidicampania@tiscali.it.
serena gaudino
Valerio Evangelisti: "Gli scrittori di genere devono cambiare rotta"
di Serena Gaudino - Versione integrale dell'intervista apparsa oggi - 13 giugno - sulle pagine napoletane di La Repubblica
Intransigente, combattivo e assolutamente inquietante, Valerio Evangelisti presenta alla Fnac oggi alle 18 il suo nuovo libro “Distruggere Alphaville”. Reso famoso da uno dei suoi più amati personaggi, il terribile inquisitore Nicolaus-Eymerich, lo scrittore bolognese che ha fatto la sua fortuna dedicandosi all’avventura e alla fantascienza, chiude con questo libro la trilogia dedicata alla narrativa di genere: una serie di saggi molto rigorosi che prendono spunto dai temi più complessi della paraletteratura, della letteratura popolare e d’avventura, della fantascienza, e ancora, del giallo e del noir. E non mancano accenni e incursioni nel pensiero e nella scrittura altrui: da Oriana Fallaci a Cesare Battisti, a Dan Brown a Palahniuk e a Berlusconi.
Dopo un lungo periodo in cui i critici hanno continuato a gridare al capolavoro davanti a opere che non escono dalla mediocrità, un gruppo di voci critiche ha inquadrato il tutto in un generale “moto restaurativo” destinato, come scrivo, a diffondere il non-pensiero dove esistevano complessità e profondità.
Di chi parliamo?
Di Giorgio Faletti e di una generazione intera di romanzi che hanno creato
Una letteratura al tempo stesso complessa non per il linguaggio ma soprattutto per i temi che tratta. Penso a “Canti del Caos” di Antonio Moresco e a “Gomorra” di Roberto Saviano che ha preso il posto di scrittori che normalmente non parlano di queste cose. Ma penso anche alla complessità del costrutto narrativo, mentre aborro la ricerca e la sperimentazione linguistica non giustificata dal contenuto.
Torniamo al romanzo di genere.
Credo che al contrario della fantascienza, il noir, il giallo, l’avventura, il romanzo d’amore possano continuare a vivere, ma a patto che gli scrittori abbandonino gli schemi e affrontino il presente di petto parlandone attraverso i generi anche mischiati come ha fatto Giuseppe Genna in “Dies Irae” che parte dal giallo e arriva a un trattato di filosofia.
A proposito di fantascienza, lei ne parla come un genere che ha voluto suicidarsi.
Sì, certo perché è stato un fenomeno narrativo ai massimi storici tra gli anni ’50 e ’70, che ha deciso, con lucidità, di compenetrare tutto ciò che lo attorniava, dalla letteratura “alta” a ogni sfera della comunicazione; la fantascienza si è volutamente suicidata per contaminare della propria sostanza l’ambiente circostante e trasmutarlo. Si è fatta società.
Secondo lei perché i critici rimpiangono sempre gli scrittori del passato?
Perché si sono arroccati a un passato appunto che non è più neanche il loro. E rimpiangendo quella letteratura hanno distolto l’occhio dal presente, dalla realtà che è magmatica, informe.
Qualche scrittore napoletano che apprezza?
Se parliamo di noir penso subito a Michele Serio anche se i suoi romanzi tendono di più all’horror. Ma mi piacciono molto anche Saviano e Valeria Parrella.